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Coperture antiacaro nell'eczema

Aggiornato il: mag 31


Perché è importante l’utilizzo di coperture antiacaro in caso di dermatite atopica

Lo strato corneo è la porzione più esterna della pelle e rappresenta una barriera fisica, chimica ed immunologica con l’ambiente circostante. Fisica, perché ci protegge dagli insulti meccanici e regola la dispersione e l’assorbimento dell’acqua; chimica ed immunologica, perché ci difende dalle aggressioni chimiche e microbiche.

Nella DA (dermatite atopica), a causa della predisposizione genetica (atopia) a generare una

barriera cutanea corrotta, vi è una facile penetrazione di proteine e microbi che, una volta all’interno, disgregano la barriera, alterandone il funzionamento fisiologico e rendendola ancor più penetrabile. Si ingenera così un circolo vizioso che rende la pelle particolarmente vulnerabile agli stimoli esterni.

Fra le proteine maggiormente responsabili del deterioramento della barriera cutanea vi sono quelle dell’acaro.


Che cos’è l’acaro e come agisce sulla pelle con dermatite atopia

L’acaro è un minuscolo aracnide che popola i nostri ambienti, soprattutto materassi e cuscini, e che si nutre dei residui organici che inconsapevolmente riversiamo nell’ambiente. Poiché le scaglie della nostra pelle rappresentano per lui un cibo preferenziale, nelle sue feci rilascia enzimi in grado di attaccarla accelerandone la desquamazione.

Mentre però in un soggetto sano l’attacco da parte degli enzimi dell’acaro sortisce effetti limitati, in una pelle atopica, indipendentemente dalla presenza di allergia, rappresenta un fattore importante nell’alterarne la normale fisiologia.

Le proteine dell’acaro presenti nelle feci e responsabili dell’alterazione della barriera cutanea sono principalmente la cisteina e le serin proteasi.

Esse sono enzimi in grado di agire sulla barriera cutanea soprattutto attraverso i seguenti meccanismi: tight junction, eosinofili, cheratinociti e recettori PAR-2.


Le tight junction

Le TJ (tight junction) sono fra le proteine più importanti della barriera cutanea. Se vedessimo la barriera come un muro, i cheratinociti sarebbero i mattoni mentre le TJ la malta. Esse di fatto contribuiscono, insieme a molte altre sostanze quali ceramidi e sfingosine, a tenere uniti i cheratinociti. L’inattivazione delle TJ a causa degli enzimi dell’acaro determina la formazione di spazi vuoti fra un cheratinocita e l’altro, nei quali i microbi e le sostanze estranee riescono facilmente a penetrare alterando la normale fisiologia della barriera ed alimentando uno stato infiammatorio persistente.

Cosa accade nello specifico quando microbi e sostanze estranee penetrano nella barriera?


Gli eosinofili ed i cheratinociti

Fra le cellule della pelle preposte alla difesa immunitaria vi sono gli eosinofili ed i cheratinociti. I primi fanno parte del più ampio gruppo dei globuli bianchi mentre i secondi abbiamo già visto essere i mattoni della barriera cutanea. In presenza di agenti estranei, entrambe sono in grado di attivare il sistema immunitario. Gli enzimi dell’acaro vengono riconosciuti come tali e, penetrando in profondità a causa della barriera degradata, stimolano eosinofili e cheratinociti nell’attivare il sistema immune generando infiammazione.

La maggiore penetrabilità della barriera consente inoltre agli aeroallergeni, cioè a tutte le sostanze aeree in grado di provocare allergia (acari, muffe, peli di animali ed altro), di interagire con maggior facilità e frequenza con le cellule del sistema immune, presenti nell’atopico in gran numero per via della continua stimolazione immunitaria. Tale interazione porta a sviluppare con maggior facilità allergie di ogni tipo, anche alimentari, delle quali però la più frequente è senz’altro all’acaro della polvere di gran lunga il più presente negli ambienti domestici.

Chi è affetto da DA ha pertanto un rischio più elevato di sviluppare allergia proprio attraverso la pelle. Difatti, fra le persone affette da DA, la percentuale di allergici, soprattutto all’acaro, è di gran lunga superiore a chi non ne soffre.


I recettori PAR-2

Un ulteriore importante meccanismo di azione si manifesta attraverso il recettore PAR-2, presente sulla superficie dei cheratinociti e sulle fibre nervose preposte alla trasmissione del prurito. Tale recettore è un interruttore biochimico importante nel prurito e nella velocità di rigenerazione della barriera cutanea. Seppure i meccanismi non siano del tutto chiari, le proteine dell’acaro sono in grado di attivare il recettore PAR-2, stimolando il prurito ed inibendo la velocità di rigenerazione della cute.


Perché è importante proteggersi dagli acari

L’azione disgregante sulla barriera, l’inibizione sulla sua capacità di rigenerazione, la predisposizione allo sviluppo di DA e nuove allergie e la stimolazione del prurito cutaneo, fanno sì che nella DA, anche in assenza di allergia all’acaro, sia fondamentale mettere in atto tutte quelle azioni funzionali all’allontanamento dell’allergene. La bonifica ambientale, soprattutto attraverso l’uso di idonee coperture antiacaro, è indispensabile ad evitare le esacerbazioni della malattia e la comparsa di nuove allergie. Essendo l’acaro ampiamente presente nei nostri ambienti, non è possibile evitarne del tutto l’esposizione. Ma, vivendo in grande quantità in materassi e cuscini, l’utilizzo di coperture idonee ne limita l’azione.


Gli studi che dimostrano come le coperture antiacaro possano alleviare la dermatite atopica

Numerosi sono gli studi che hanno dimostrato l’utilità delle coperture antiacaro [1,2,3,4,5,6,7]. In uno di essi [1] sono stati seguiti 931 bambini nei primi tre anni di vita in ambienti con presenza elevata di acari riscontrando un'incidenza della DA nei bambini che utilizzavano coperture antiacaro ben quattro volte inferiore rispetto a quelli che non ne facevano uso (avevano DA il 5,3% dei bambini che utilizzavano coprimaterassi e federe antiacaro rispetto al 21,6% di quelli che non le utilizzavano, p = 0,016). Altri studi hanno coinvolto pazienti con DA grave [7] o esposti a concentrazioni elevate di polvere [6] mostrando una riduzione significativa sia della gravità delle lesioni cutanee sia del prurito.

Tali ed altri studi hanno dimostrato come idonee coperture antiacaro siano funzionali a prevenire la DA o, qualora manifesta, a ridurre prurito, lesioni cutanee e sviluppo attraverso la pelle di nuove allergie.

Emerge pertanto in modo netto l’utilità di limitare l’esposizione agli allergeni dell’acaro, indipendentemente dalla presenza o meno di allergie. Le proteine dell’acaro sono dannose per la barriera cutanea dell’atopico e l’esposizione ad esse predispone a sviluppare DA, aumenta il rischio di esacerbazione della malattia e comparsa di nuove allergie.


BIBLIOGRAFIA

1. Huang JL, Chen CC, Kuo ML, Hsieh KH. Exposure to a high concentration of mite allergen in early infancy is a risk factor for developing atopic dermatitis: a 3-year follow-up study. Pediatr Allergy Immunol. 2001;12(1):11–16. [PubMed] [Google Scholar]

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